Autunno sul Lago Omodeo - Comune di Sorradile
CENNI STORICI
Lago Omodeo
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Sorradile nevicato
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Il periodo giudicale fu importante anche per la realizzazione di nuovi complessi ecclesiastici come dimostra il numero consistente di chiese romaniche sparse un po' ovunque in tutto il territorio sardo. Nella media valle del Tirso sono da ascrivere a questo periodo numerose chiese tra le quali una delle più imponenti è la chiesa di San Pietro di Zuri. L'applicazione del tipo architettonico arborense a navata unica si verifica in due chiese comprese nell'orbita di gravitazione che ha per polo il monastero di Bonarcado e ubicate nelle zone di altopiano. Nel Condaghe di S. Maria di Bonarcado è nominata la "domo" di San Pietro a Bidoni affiliata all'abbazia, con atto di donazione del 1100 circa e l'altra è la chiesa di san Nicola che raccoglieva il paese di Nurozo. La grande coerenza interna nella realizzazione di queste due chiese, con conci regolari di trachite, potrebbe far pensare che gli artefici furono le stesse maestranze che realizzarono la chiesa di S. Maria di Bonarcado. In base a queste notizie storiche non è da escludere che le stesse maestranze abbiano potuto realizzare, nel territorio del Barigadu, altre chiese di cui oggi, purtroppo non si hanno testimonianza storiche certe come l'antica parrocchiale di Sorradile, fatta risalire al Xl -XII sec. di cui rimangono alcune tracce nell'attuale presbiterio e sagrestia della chiesa di San Sebastiano, completamente ricostruita nella prima metà del Seicento.

Alcuni elementi decorativi interni ed esterni alla chiesa, quali le protome zoomorfe, la base ottagonale del battistero ed altri elementi decorativi, potrebbero avvalorare questa ipotesi. Durante il XV secolo vicende storiche, politiche e belliche si succedettero molteplici ed incalzanti nel regno di "Sardegna e Corsica". La convenzione di San Martino, firmata in Oristano nel marzo del 1410, rappresenta una svolta storica importante per l'assetto politico e territoriale dell'isola. Con tale atto gli ampi territori del Giudicato d'Arborea passavano alla Corona d'Aragona rendendola così padrona di quasi tutta l'isola. La "curatoria" di Barigadu e quella del Guilcier divennero già in possesso degli aragonesi alla fine del Trecento, prima ancora della totale scomparsa del Giudicato. Infatti nel 1416, Don Alfonso V d'Aragona concedeva al gentiluomo sardo Valore Deligia, prossimo congiunto di Ugone IV d'Arborea, in premio per i suoi servizi, le regioni del Cier ( Guilcier) e del Barigadu. Inoltre il Deligia in quell'anno aveva già ricevuto il giuramento di vassallaggio da parte delle due "curatorie". In seguito le due parti passarono ai marchesi D. Antonio e D. Salvatore Cubello di Oristano. Alla morte dei due marchesi, che non lasciarono eredi, non si hanno notizie se le due "curatorie" tornarono definitivamente nelle mani degli aragonesi ma si ha motivo di credere che questo sia stato possibile in quanto nella carta di Ferdinando il Cattolico si legge che le "ville" di queste "curatorie" chiesero al re di rimanere sotto la Corona e di non essere assoggettate a nessun altro signore. In questo periodo si rafforzano alcuni centri ed il controllo sul territorio fu esercitato grazie al potenziamento dei villaggi agricoli, della ristrutturazione e della realizzazione di nuove chiese campestri, che testimoniano il controllo del territorio da parte di un clero catalano.

Nel 1479 si realizzò l'unione dei due più importanti regni iberici: Aragona e Catalogna. Il dominio spagnolo si consolidava in una situazione aggravata per fenomeni di decadenza generale, per la miseria assai diffusa, per il continuo abbandono delle campagne da parte di molte famiglie. Con gli spagnoli si rafforza il dominio coloniale: la società sarda viene completamente separata da quella del dominatore. Sì rafforza il processo di feudalizzazione tendente a cancellare le espressioni pisane, genovesi e anche catalane. Vengono trasformate tipologicamente ed architettonicamente le chiese, massima espressione del potere spagnolo legato alla Chiesa. Inoltre si aggravarono le condizioni di vita nel territorio rurale in seguito a fenomeni di brigantaggio. A tutto ciò si aggiungevano altri elementi negativi come l'aumento della criminalità e i danni causati periodicamente dagli straripamenti del Tirso sia in città che in campagna; questi fenomeni contribuirono allo sviluppo di alcuni nuclei urbani, tra i quali è possibile individuare anche l'importanza che assunse Sorradile tra i paesi del Barigadu.


Questo fatto può essere spiegato con la realizzazione, nel 1636, della attuale chiesa parrocchiale di San Sebastiano realizzata inglobando l'antico impianto romanico. L'imponenza della fabbrica, rispetto all'entità attuale del paese, la ricchezza degli elementi decorativi lignei interni e di quelli che compongono la facciata, fanno pensare che l'abitato avesse assunto una certa importanza sul territorio diventando probabilmente un centro di scambio con i villaggi limitrofi. Nella seconda metà del XVII secolo le condizioni di vita delle popolazioni peggiorarono in seguito alle lotte tra le fazioni che dividevano i nobili. La guerra di Successione spagnola portò nel 1708 l'occupazione dell'isola da parte degli Austriaci. Nel 1718 fu firmato il Trattato di Londra che stabiliva la cessione della Sardegna a Vittorio Amedeo Il di Savoia in cambio della Sicilia ceduta all'Austria. Nel periodo sabaudo la Sardegna subisce un vasto processo di destrutturizzazione degli assetti politici precedenti. Decade l'autorità della Chiesa che viene sottoposta a quella del Regno, a cui vengono trasferiti i privilegi, le terre feudali e quelle del demanio ecclesiastico furono ripartite tra privati e comuni. Inoltre si verifica un ripopolamento delle campagne che erano state abbandonate in epoca precedente. Il regno sabaudo introdusse diverse modifiche che cambiarono l'assetto del territorio e la vita della popolazione. La prima di queste, in seguito alla situazione agraria estremamente precaria in cui si trovò l'isola dopo l'occupazione spagnola, fu l'editto delle chiudende" emanato nella sua forma definitiva nel 1820. Questa ordinanza incideva solo su una piccola parte delle terre e soprattutto non toccava le terre comuni come il Salto di Lochele, appartenente ai comuni di Sedilo e Sorradile.

Da una sentenza del Tribunale della R. lntendenza Generale in data 4/10/1798 con la quale si dichiarava devoluto il feudo Barigadu - Susu del marchese di Villa - Sor, si ha un esempio interessante di come gli abitanti di Sorradile potevano usufruire del Salto. Per la villa di Sorradile si legge: "Sono gli abitanti di questa villa dell'immemorabile possesso di servirsi della legna da fuoco sebbene mai sogliono tagliare alberi da ghianda ne d'altro frutto, senza dimandar permesso ne pagar perciò cosa alcuna al Barone... La seconda grande iniziativa del Regno sabaudo fu sancita nel dicembre del 1835 con la fine del feudalesimo. Il trasferimento delle terre ai privati, pur con l'abolizione dei feudi, creò una proprietà latifondista. Nasce una figura sociale nuova, la cui residenza è costituita dal palazzo urbano. Si modifica l'immagine dei centri urbani: alle emergenze monumentali, espressione del potere ecclesiastico, si affianca l'edilizia pubblica del potere civile e quella residenziale dei latifondisti agrari. Altra grande modifica che si verificò in Sardegna fu la realizzazione della strada statale "Carlo Felice" che avrebbe messo in comunicazione Cagliari e Sassari. Infine nel 1848, dopo una formale richiesta di unificazione con te altre provincie del continente, lo Statuto Albertino veniva esteso alla Sardegna che con ciò si univa al Piemonte seguendone le varie vicende che portarono all'unificazione d'Italia. La vita della popolazione nei territori del Barigadu non subì grandi cambiamenti se non fino alla realizzazione del bacino artificiale dell'Omodeo nel 1923, il più grande d'Europa, che ebbe come conseguenza la sottrazione delle terre più fertili all'agricoltura e quindi l'impoverimento dell'economia locale. Inoltre come è stato detto precedentemente, le condizioni ambientali sono mutate creando delle alterazioni nell'equilibrio ambientale nonostante la bellezza indiscussa del paesaggio che oggi osserviamo.

Testi a cura di Arch. Maria Rosaria Manca tratti da "Villaggi abbandonati in Sardegna dal Trecento al Settecento: inventario", John Day, 1973. "Castelli della Sardegna medievale", Foiso Fois, 1992, pag. 121. " note di vita civile ed ecclesiastica", Michele Licheri, 1977. "carta della Montagna", Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, Vol. II, Monografie regionali- Sardegna,1976, pagg.165 - 166.

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