LE CHIESE A SORRADILE
Chiesa San Michele
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Chiesa San Sebastiano
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chiesa di Santa Maria Turrana
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San Nicola di Nurozo
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La strada principale, (S.P.15) presso la quale si sviluppano le costruzioni, crea due agglomerati distinti: quello a monte ancora chiamato corte ‘e susu, a ridosso del verde pendio sovrastante l’abitato. Qui si può visitare la chiesa di San Michele Arcangelo, un’antica chiesetta di impostazione romanica che fa risalire il primo impianto ad epoca antecedente il secolo XI. Gli anziani raccontano che essa rappresentava la chiesa parrocchiale finchè non fu costruita la chiesa di San Sebastiano Martire.
La facciata della chiesa di san Sebastiano è senza dubbio l’elemento che colpisce maggiormente per la sua imponenza e la sua bellezza, realizzata interamente in trachite locale , le pietre vennero recuperate da una cava che fu aperta nella parte bassa della collina di “Pilusinu” situata a nord dell’abitato. La parte centrale più ampia contiene un bel portale, limitato da una cornice modanata e sormontato da un ampio timpano curvilineo spezzato. L’ingresso è stato ridotto nel 1930 per volere del rettore Cosimo Manca e della popolazione stessa per le esagerate dimensioni dell’apertura che creava problemi di scardinamento. E’ stato ridotto con una cornice di trachite rosa, perfettamente inserita nel contesto. E’ una delle opere più interessanti dell’architettura sacra dell’isola. Secondo una antica credenza, la devozione dei sorradilesi per San Sebastiano è dovuta alla cessazione dell'ultima pestilenza nel giorno della sua festa e quindi per intercessione del Santo presso il divino, che in quell'occasione fu il solo a placare l'ira di Dio contro i sardi, degni di pietà per le loro misere condizioni. Da qui l'intitolazione della chiesa al Santo martire, realizzata in trachite locale, nella prima metà del Seicento, il cui risultato è frutto di un radicale rifacimento ed ampliamento di un precedente edificio risalente al XI - XII secolo, del quale oggi si possono osservare alcune parti murarie nella sagrestia e nel presbiterio. Inoltre molti elementi decorativi attualmente presenti nella chiesa sono di epoca romanica: gli elementi zoomorfi collegati da archetti nella cornice finale della parte antica del campanile; le protome leonine presenti internamente in corrispondenza delle aperture laterali con arco inflesso ed esternamente alla chiesa, in prossimità della trabeazione che sorregge il frontone semicircolare; la base ottagonale in trachite scalanata del fonte battesimale addossato alla facciata interna in cui la parte superiore fu completata nel 1697 come testimonia una iscrizione posta alla sommità; ed ancora l’acquasantiera in trachite con colonna e gli elementi decorativi della chiave di volta dell’arco centrale del presbiterio che mostra le sculture di maggior rilievo, rispetto ai sottarchi, con raffigurazioni di tipo popolaresco.
L'interno della chiesa, i cui lavori ebbero inizio nel 1637 ad opera di maestranze locali guidate dallo scalpellino Antonio Pinna e terminati nel 1642, offre un patrimonio incredibilmente ricco e pressoché intatto in quanto è tra le poche chiese sarde che conserva ancora gli arredi originali, in genere sostituiti nel Sette e Ottocento da quelli in marmo. Inoltre l’abilità e la maestria degli scalpellini locali nell’incidere la trachite è visibile nella ricca ornamentazione a bassorilievo che riveste i lastri e le arcate principali e secondarie che danno quasi l’impressione della trasposizione di intagli lignei in intagli in pietra. Inoltre numerose decorazioni interne testimoniano le influenze iberiche e l’attenta conoscenza delle novità che avvenivano nell’isola: infatti dieci anni prima in Oristano era stato completato l’Archivietto e il Maestro Antonio Pinna era rimasto sicuramente colpito dalle decorazioni dei portalini con arco inflesso tanto da a realizzare la stessa soluzione decorativa per le due aperture che fiancheggiano l’arco maggiore. La chiesa di San Sebastiano è composta da un'unica navata coperta da una volta a botte, ribassata nella zona presbiterale, rinforzata da sottarchi in trachite a vista, scolpiti con elementi decorativi cassettonati raffiguranti punte di diamante e motivi floreali, mentre le chiavi di volta ospitano sagome di figure umane. La navata centrale, dotata di quattro finestre per lato, è affiancata da otto cappelle laterali, di pianta quadrata, anch’esse coperte da volte a botte, la cui scansione è messa in risalto da archi in trachite con motivi decorativi simili a quella dei sottarchi della navata centrale. Queste cappelle sono tutte dotate di altare ligneo. La pavimentazione originale è stata sostituita con l’attuale, in marmo bianco e grigio, voluta e realizzata dal rettore Cosimo Manca nel 1898 come mostra una targhetta localizzata in prossimità dell’arcata maggiore.
La zona del presbiterio è di pianta quadrata, è sopraelevata rispetto all’aula centrale e mostra una certa irregolarità nello spessore e nella esecuzione della struttura. L’altare maggiore ligneo, datato 1754, all’interno del quale è collocata la statua de San Sebastiano Martire è ricco di decorazioni ed intagli che manifestano lo stile sontuoso del barocco. L'imponenza della fabbrica, rispetto all'entità attuale del paese, la ricchezza degli elementi decorativi lignei interni e di quelli che compongono la facciata, fanno pensare che l'abitato avesse assunto una certa importanza sul territorio diventando probabilmente un centro di scambio con i villaggi limitrofi.
Esistono diverse chiese campestri: l’antica chiesa di Santa Maria Turrana, situata in località "Turrana" agro di Sorradile, ai piedi del monte "Cresia" in prossimità del suggestivo canale contenente il Rio "Su Molinu" al confine di Ardauli. Costruita forse nel 1573, questa costruzione, che tutt’ora dispone di un proprio spazio libero e verde tutt’attorno, risulterebbe ben più antica, a dar fede ad una pergamena scoperta durante uno degli ultimi restauri dei primi anni del ‘900, nel corpo dell’altare maggiore dove è stata riposta. Secondo il documento, che quindi è ancora conservato nella chiesa, il suo primo impianto risalirebbe al lontano 1250. L’edificio, ad unica navata, presenta sul fronte esterno un ampio porticato, che in origine doveva avvolgerlo per due terzi anche lungo i fianchi.
La chiesa rivela il suo valore, oltre che per la vetustà delle sue origini, anche per l’eleganza e la schiettezza romanicheggiante del suo impianto tipico dell’architettura chiesastica campestre, presente in Sardegna già dai primi del secolo del nostro millennio. La costruzione offre esternamente all’osservatore una ricca gamma di elementi decorativi assai frequenti in altre zone dell’isola. Nel sec. XX ebbe, con molta probabilità, accrescimenti della testata absidale e dal lato terminale destro. In seguito, in diverse riprese, l’edificio ebbe dei parziali interventi di restauro. La chiesetta fu travolta da un immenso incendio estivo nell’anno 1980, e la sua parziale ricostruzione fu realizzata ad operai dei volontari del paese.
La chiesa campestre di San Nicola di Nurozo, la chiesa risale alla seconda metà del XII secolo, ha un impianto mononavato con abside a nor-dest e copertura lignea. Alle sue murature, in conci trachitici di media pezzatura tagliati con regolarità, si addossano corpi di fabbrica seriore che ne occultano parzialmente il fianco meridionale, per il resto intonacato; l’altro fianco è di costruzione moderna. L’affacciata ha un protomezoomorfa al centro della cornice basale del frontone e in asse con il portale architravato, in origine probabilmente lunettato con arco di scarico semicircolare. L’adside ha zoccolo a scarpa dritta e cornice sgusciata come quella che corre lungo i terminali dei fianchi. I paramenti , assolutamente nudi, non segnano paraste d’angolo, né si aprono con luci; solo nell’abside è una monofora centinata a doppio strombo con sguanci lisci.