Autunno sul Lago Omodeo - Comune di Sorradile
IL LAGO OMODEO

Lago Omodeo
Veduta del Lago Omodeo
(foto Aeronike)
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Nuraghe sommerso
Nuraghe sommerso
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Vecchia diga
Diga con Sorradile di sfondo
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La valle del fiume Tirso ci offre ogni anno nei periodi che vanno dai mesi estivi fino alle piogge invernali uno spettacolo unico nel suo genere. Con il lento ritiro delle acque riemergono dal lago magicamente i Nuraghi sommersi, alcuni come isolotti neri e puntiformi, altri come assediati dalle acque che da un giorno all'altro si ricongiungono con le terre tramite istmi sabbiosi. Ecco come descrive il luogo Giacobbe Manca in un articolo su Sardegna Antica. "Fra le diverse vie di accesso, la più fruttuosa è quella che scende da Sud-est, dal lato dei contrafforti di Sorradile, nel tratto non distante dal ponte che unisce l'opposta sponda di Tadasuni e Boroneddu.

In fondo al lago prosciugato, dove le anse del Tirso delineano l'antico alveo, si osserva un paesaggio quasi irreale, d'altre latitudini; nell'apparente omogeneità, dovuta al passaggio delle acque e al deposito di sedimenti, emergono bassi rilievi di muri disfatti, ora chiaramente individuabili, ora informi e inconsistenti. L'uniformità coinvolge sia i massi collocati dall'uomo, che quelli deposti dalla natura, e tutto sembra, al primo impatto, di un'epoca d'abbandono, fuori dal tempo, dove le vicende del passato non si distinguono per aspetti formali o tecnologie dell'uomo, in un'apparente assenza di cronologia.

Il limo più fino si è incarnito nelle porosità dei massi, che appaiono ovunque anneriti, come carbonizzati da un incendio straordinario, venuto con le acque. La vegetazione è presente solo nel raro manto della nuova erba: il paesaggio è vuoto di alberi, né ci sono tronchi scheletriti a testimoniare degli antichi boschi, che certamente qui attorniavano e custodivano le abitazioni degli uomini e i nuraghi, in molte epoche. La fertilità della valle alluvionale e la fondamentale disponibilità delle acque del fiume giustificano, oltre ogni dubbio, la consistente presenza di edifici nuragici, che singolarmente furono disposti a breve distanza l'un l'altro, come raggruppati e distinti insieme, secondo una teoria sinuosa, lungo il fiume e negli immediati contrafforti delle colline attorno.

Così, ai presidi della piana qui descritti, s'aggiungono i nuraghi Iscòva di Sorradile, Perdu Mannu e Bentòsu di Bidonì, ad Est; il bastione di Talasài, Iloi e Putzu de Lottas di Sedilo, Uras di Aidomaggiore, a Nord; Pajolu, Biùgias Pilicas e Aurù di Soddì, Songhe di Zuri, Su Pranu di Tadastìni, ad Ovest. Scendendo lungo la valle del fiume, continuano numerose le presenze e pare necessario che anche la punta detta Casteddu de Brogàriu, di Sorradile, che s'individua collimando col villaggio di Ardauli, verso sud, segnalato come "....ruderi di un'indistinta rovina....." dal Taramelli, debba nascondere i resti più antichi di un nuraghe. Nei territori attorno s'individuano ancora numerosissimi altri nuraghi, a segno di una presenza antropica differenziata e notevole. La teoria del Centurione sulla funzione di presidio territoriale dei nuraghi, per garantire sia il possesso come la disponibilità di accesso ad un determinato territorio o ad una risorsa fondamentale, come è l'acqua, del pari alle vie della transumanza, ai pascoli e ai coltivi, sembrano qui trovare una concreta esposizione.

Percorrendo il fondovalle di rena e crepe, lungo l'antica riva sinistra, ho incontrato cinque nuraghi, o ciò che di loro avanza, i resti di tre tombe di giganti di struttura differente, i segni di numerose capanne e recinti e opifici di tempi romani e medioevali, un rocco di colonna, mandre, ampi recinti e "pinnetas", d'epoca assai meno antica. Verso Nord-ovest, oltre le "sabbie mobili", s'intuiscono i resti, più recenti e più antichi insieme, della "vecchia" Zuri e della sua foresta fossile.

I Siti di maggior interesse archeologico sono:

Furru de sa teula - Nuraghe trasformato in tempi recenti a forno per la cottura di tegole;
Nuraghe Zuri - Monotorre circolare con 3 - 4 ordini di pietre di basalto;
Resti di capanne - rettangolari e absidate sono formate da pietre riutilizzate probabilmente appartenenti a una tomba di giganti;
Nuraghe Funtana Mura - Nuraghe con ampi recinti;
Nuraghe Urasala - Monotorre che presenta 10 ordini di pietra ancora in sito;
Nuraghe Candala - quasi completamente distrutto













































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